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Conversazione con Daniele Paralovo: alias Cuorcuoco e chef multitasking.

chef multitasking daniele Paralovo

Chef multitasking e carismatico che nella sua cucina unisce cuore, testa e tradizione.
A farci compagnia questa settimana Daniele Paralovo,

Buongiorno Daniele, è davvero un piacere averti per questa intervista. Scegli Cuorcuoco come nome d’arte, ci racconti il perché?

Ciao, il nome CuorCuoco é seguito dal concetto: ” Il cuoco che cucina con amore“. Nasce da un progetto di circa 12 anni fa, in collaborazione con la Bordoniproduction, azienda che si occupa di format televisivi. Abbiamo registrato delle video-ricette da trasmettere attraverso le TV indoor nelle sale d’attesa di ospedali pediatrici. La mia figura doveva risultare allegra e simpatica, proprio per rendere più “leggero” il tempo lì trascorso. Per entrare nella visione infantile, ho pensato ad una figura tipo cartoon, dopo un sondaggio fatto attraverso i bambini figli di amici, e altri che conoscevo. Il disegno del cuore con la toque da chef é stato creato al tavolo di un ristorante in una pausa pomeridiana. E da quel giorno mi accompagna in ogni luogo.

Definisci questa professione come una delle più intime al mondo. La spiegazione che ne dai nel suo blog è davvero affascinante. Ti andrebbe di spiegarcela anche qui?

Quello che mi affascina molto della mia professione é l’aspetto tecnico e scientifico che la circonda e la rende in un certo senso un’alchimia. Non a caso frequento l’ Università Statale di Milano nel corso Scienze e tecnologie della ristorazione. Se vediamo la materia prima che compone una ricetta, ha un suo aspetto formato da colori, profumi, gusto, texture, flavour finale. E fin qui il concetto é chiaro a tutti. Ma dal momento che la introduciamo nel nostro organismo, subisce un processo metabolico. Tutto quello che era visibile, si scompone in molecole invisibili all’occhio umano, ma riconoscibili dall’ organismo umano come nutrimento. Tutte queste piccolissime particelle arrivano in ogni parte del nostro corpo per alimentare miliardi di cellule, favorendone la loro riproduzione. Quando uno chef manipola una materia, nel trasformarla non trasmette solo calore, sapidità, dolcezza, amaro,acidità. Trasmette anche l’energia propria sotto forma di frequenza. Questa forza potente entra nel corpo del cliente, di chi ti sta donando fiducia cibandosi della tua creazione. Capisci fin dove posso arrivare? In ogni tua cellula posso entrare senza limite. Cosa c’è di più intimo?

“Anche un riso bollito può far male, se la tua energia é negativa”

La tua professione ti porta a venire a contatto con molti progetti diversi, tra cui l’attività che svolgi negli ospedali. Ci dici di più a proposito di quello che fa in tal senso?

La collaborazione si é instaurata nel primo momento come aspetto di intrattenimento. Ora si affianca ad una realtà finalmente compresa in ambito medico. L’alimentazione ospedaliera sta subendo correzioni in tal senso, sarà un percorso ancora lungo, ma é palese quanto sia fondamentale lo studio del piano alimentare verso il paziente. Io ed altri colleghi veniamo frequentemente contattati per creare dei team work operativi nel settore sanitario. Siamo impegnati nello sviluppo di menú e ricette, con grande attenzione all’aspetto nutritivo ma anche gustativo. Posso portarti un esempio di una clinica per malati terminali. Puoi immaginare cosa vuol dire essere lì, non hai più chance. Un giorno in cucina sono arrivati i complimenti da parte di un paziente gravemente ammalato. Mi disse che un risotto così non l’aveva mai mangiato. In quel momento abbiamo avuto tutti una grande commozione, certo non si salvava, ma eravamo sulla strada giusta, gli avevamo dato una gioia, un ricordo, un sorriso, magari l’ultimo.

Quanto incide la tradizione nella concezione pratica e filosofica della tua cucina?

É la base della mia cucina! Sono nato in cucina, mia nonna Maria era lo chef del ristorante di famiglia. Cucina ai tempi fatta di cultura pressoché contadina, molto rustica, ma incredibilmente semplice. Oggi é tradizione, ma con le procedure moderne, abbiamo migliorato le cotture, la conservazione, dopo tutti gli anni di “Nouvelle Cuisine” finalmente l’Italia ha il suo ruolo. Vera cucina fatta di tradizioni, ma con aggiornamenti e tecniche sempre all’avanguardia.

Il viaggio che ti ha ispirato di più a livello culinario?

Ho sempre viaggiato molto per questo mi definisco chef multitasking, sia per lavoro che per puro piacere, e ancora oggi non riesco farne a meno. Ogni viaggio é fonte di curiosità e novità sensoriali. Quando sono all’estero cerco sempre di vivere e mangiare come chi abita il luogo. Più che i ristoranti adoro trovarmi nelle case di persone conosciute molte volte per puro caso. Una volta nell’isola Mauritius sono stato invitato da un ragazzo in casa della sua famiglia. Non mi é rimasto solo il sapore di quella cena, ho dentro di me ancora oggi tutto il loro calore umano, che ha un gusto unico e inimitabile.

Tra le attività che segui anche dei progetti  a stretto contatto col pubblico chef a domicilio e corsi di cucina.
Quali sono gli aspetti che ti piacciono di più di queste esperienze?

L’aspetto comunicativo é molto piacevole. Ti accresce ogni volta di più. É ormai risaputo che l’80 % di ciò che rimane é dato dai gesti, l’altra percentuale si divide poi in verbale e paraverbale. Quando svolgo la mia professione, come puoi immaginare é composta da molta manualità. Mi riempie molto profondamente sapere che sto tramandando conoscenza e passione ad altre persone. Mi da un senso vitale, continuo.

Come nasce un nuovo menù? Segui dei riti particolari per ispirarti?

Il menú é influenzato da diversi fattori, a volte per un’esigenza particolare del cliente,  ma anche per stagionalità e luoghi. Ci sono fattori più che riti che m’ispirano maggiormente. Sono sempre elementi naturali. Il primo in assoluto é l’acqua. Il rumore del mare, il suo sapore salmastro che avverti passando la lingua sulle labbra, questa grande forza immensa. E poi la sua ricchezza di prodotti ittici! Il mare numero uno!! L’elemento acqua lo trovo anche nello scorrere di un fiume, seduto su ciottoli arrotondati dal lungo tempo trascorso. Comunque in luoghi di grande serenità e pacatezza, dove i miei ricordi gustativi creano combinazioni tra loro.

Un sogno per il futuro?

Un centro formativo per giovani promesse, dove ci siano materie d’insegnamento che oggi non vengono prese in considerazione, ma sicuramente di fondamentale importanza. Ai miei alunni della scuola alberghiera dove insegno, non chiedo mai la perfetta esecuzione di una ricetta, ma bensì la manifestazione del carattere personale. Questa è la dote di un grande chef multitasking, carattere deciso e capace di risolvere situazioni impossibili. E come dico sempre a loro: ” Pregate sempre !”.

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Tags : chefchef a domiciliochef promoter