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Il supermarket aperto per fare la spesa 24h: in Italia è ancora un miraggio?

spesa 24h

I pro e i contro del fare la spesa 24h

Succede quasi sempre al ritorno dalle vacanze o nel cuore della notte, è un attimo: un attacco di fame vi assale e il panico si dipinge sui vostri volti.

Aprite il frigo e vi trovate davanti ad uno scenario spettrale, la desolazione cosmica, il vuoto siderale che mette più freddo di un tuffo in un buco scavato nella calotta polare artica.

Compulsivamente spalancante ogni mobile della dispensa alla ricerca di cibo ma ahimè l’impresa è totalmente vana.
Il tentativo disperato di ritrovare quantomeno le briciole di quei grissini smangiucchiati distrattamente mentre guardavate la vostra serie preferita in TV.
La speranza di imbattervi in un pacco di spaghetti o in una solitaria scatoletta di tonno, si vanificano in men che non si dica.

Non c’è soluzione alcuna, state già pensando di scrivere il vostro testamento su quella che è l’ultima lista della spesa.
Mentre lasciate nero su bianco le vostre ultime volontà, come un lampo vi ricordate di aver letto che finalmente anche in Italia è possibile trovare supermercati per fare la spesa 24h su 24h. Come per magia, quell’insegna luminosa e diventa la vostra stella cometa, la vostra ancora di salvezza.

L’apertura non più straordinaria, ma ordinaria (come in tutte le grandi metropoli del mondo) è un argomento scottante.
Se ne è discusso molto e che ancora fa parlare, un tema che tiene accesi i dibattiti tra favorevoli e contrari, lavoratori, sindacati e grandi catene di distribuzione.

Se per taluni rappresenta una vera e propria svolta per molti altri è un modo per destabilizzare le piccole imprese a vantaggio di un’economia globale.

Un adeguamento per una società che guarda ai cambiamenti e che vuole essere sempre più a misura d’uomo. Una realtà consolidata che per quanto “rischiosa” permette anche ai centri urbani italiani di guadagnarsi la medaglia di grandi metropoli.

A pensar bene sono molteplici le attività che seguono orari diurni e notturni e molte le professioni che prevedono turnazioni H 24, 365 giorni l’anno.
Perché allora tenere tagliati fuori i supermarket affiliati a grandi catene o i ristoranti?

Sono in molti a credere che dietro l’opportunità si nasconde l’ennesimo tentativo di accrescere il volume di affari di un determinato gruppo a discapito dei piccoli esercizi commerciali.  Questi ultimi impossibilitati a sostenere i costi di un’apertura continuativa 24 ore su 24.
Altri invece vedono, grazie alle liberalizzazioni introdotte dal Governo Monti, un’opportunità di crescita e sviluppo.

Che rivoluzione sarebbe se potessimo fare la spesa 24h su 24?

I supermarket aperti con orario diurno e notturno possono offrire un valido servizio a un gran numero di utenti.
Allo stesso tempo possono creare posti occupazionali ed offrire nuove opportunità ai lavoratori già dipendenti.

Apripista della rivoluzione è stata la francese Carrefour seguita da altre importanti e note catene come il Conad, l’Unes che ha prolungato l’orario di apertura fino alla mezzanotte e il colosso Esselunga che ha optato per aperture diurne e serali.

Una sperimentazione che poco alla volta si sta allargando a macchia d’olio e che, stando a quanto dichiarato dai vertici della Carrefour, ha registrato un incremento delle vendite.

Un fenomeno che non è solo una moda ma è una risposta concreta alle reali esigenze di mercato.
Un’iniziativa che va incontro ai bisogni dei consumatori, soprattutto di quelli che non amano accalcarsi nei supermercati durante i week end per la spesa settimanale e che preferiscono godersi il tempo libero optando per la “spesa notturna” durante i giorni della settimana.

Per 100 consumatori favorevoli che appoggiano di buon grado l’iniziativa ne esistono tanti altri che ne lamentano l’utilità adducendo ad una lunga, lunghissima lista di motivi per cui bocciare ed archiviare il progetto.

C’è chi lamenta scarse misure di sicurezza per i lavoratori e per i clienti – o potenziali tali – sottolineando che ai costi già onerosi delle aperture notturne si aggiunge quasi sempre quello per le squadre di vigilanza chiamate a prestare servizio di sorveglianza.

Chi invece punta il dito contro gli stipendi non commisurati agli orari e ai giorni festivi in cui si è chiamati a lavorare.
Chi ancora non accetta di buon grado quelli che sono i modelli esteri, pensati per società differenti da quella nostrana.

Insomma una disputa che ancora tiene banco e che non riesce a mettere d’accordo favorevoli e contrari su un tema che di certo non andrà a morire specie se si considera l’ipotesi che quella che doveva essere una semplice sperimentazione pare continuerà anche con il nuovo anno.

E voi in quale parte della giornata amate andare a fare la spesa?

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